Prima le botte, poi il silenzio. Nei giorni scorsi tre clochard sono stati aggrediti, in momenti diversi, tra piazza Umberto e piazza Garibaldi da gruppi di giovanissimi. Uno dei tre è finito in ospedale. Aggressioni che sarebbero scoppiate senza un motivo apparente, come se la violenza fosse diventata un passatempo. «Sono italiani e per ragioni diverse oggi vivono in strada – racconta a La Gazzetta del Mezzogiorno Michele Tataranni, dell’associazione In.Con.Tra. –. Ho chiesto loro di denunciare, ma non se la sentono. Quando si vive in una condizione di fragilità, anche rivendicare i propri diritti può diventare difficile».

È da questi episodi che Tataranni parte per leggere il clima che attraversa sempre più spesso gli spazi pubblici della città. «Vedo un’intolleranza generale, leggo tanto odio. Ci si accanisce soprattutto contro chi è più fragile, contro chi vive ai margini e non ha gli strumenti per difendersi». Il ragionamento inevitabilmente arriva a corso Italia, diventata negli ultimi mesi uno dei luoghi simbolo del confronto tra residenti esasperati, degrado e marginalità. Per il volontario, però, la questione viene da lontano. «Lungo quella strada - ricorda - degrado e abbandono erano già presenti: rifiuti, auto lasciate per mesi e spazi trascurati, prima ancora che la presenza delle persone senza dimora diventasse così visibile».