Bambini palestinesi sfollati a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale. (Foto AP/Abdel Kareem Hana) AP/LaPresse
La campagna “Gaza GenoLIE” si presenta come un’analisi indipendente promossa da un cartello di 40 organizzazioni della società civile e del mondo legale per confutare le accuse di genocidio a Gaza. Sotto la patina della neutralità si nasconde però una fitta rete ideologica e finanziaria legata a Tel Aviv, alla destra americana e al sostegno alle colonie illegali.
Negli ultimi giorni diverse testate internazionali hanno dato spazio al lancio di "Gaza GenoLIE", una campagna promossa da 40 organizzazioni per smontare le accuse di genocidio rivolte a Israele. L'iniziativa viene presentata ai lettori come un' "analisi indipendente", ma basta esaminare la composizione e i finanziatori del cartello per capire che non ci si trova di fronte a osservatori terzi. Dietro questa operazione si muove infatti una fitta rete di lobby politiche, gruppi di pressione finanziari e organizzazioni direttamente collegate all'espansione coloniale nei territori occupati.
L'asse tra Wall Street, gli evangelici e l'ultra-destra di Trump Dietro la pretesa di neutralità si muove l'artiglieria pesante della lobby politico-finanziaria statunitense. Strutture come la Maccabee Task Force e l'Israeli-American Council (IAC) non sono circoli culturali, ma terminali d'influenza sistematicamente alimentati dal portafoglio della famiglia Adelson, con Miriam Adelson in prima linea, tra i più generosi finanziatori delle campagne elettorali di Donald Trump. Non è un caso che lo stesso Trump sia stato più volte acclamato come ospite d'onore ai loro congressi. A far da spalla a questo blocco politico figura la Zionist Organization of America (ZOA) guidata da Morton Klein, schierata sull'ala più reazionaria del Partito Repubblicano e storica promoter dell'abrogazione di ogni principio legale sugli insediamenti nei territori occupati. A saldare il quadro interviene l'Israel Allies Foundation (IAF), il cui ruolo è tessere legami tra i falchi della Knesset e il fondamentalismo evangelico statunitense, sotto la benedizione ideologica di personaggi del calibro di Mike Pompeo. Un blocco di potere che non analizza la realtà, ma la fabbrica a tavolino per adattarla ai propri fini. Non si tratta di una speculazione teorica, ma di una prassi metodica e scientifica. Lo si è visto chiaramente quando l'Anti-Defamation League (ADL) ha stravolto la propria metodologia di calcolo per l'audit sull'antisemitismo, conteggiando d'ufficio le proteste pacifiche e i presidi universitari pro-Palestina come "incidenti d'odio", così da poter servire ai media una statistica artificialmente inflazionata del +140%. Lo si è visto quando la piattaforma HonestReporting ha lanciato la caccia alle streghe contro i fotoreporter palestinesi di Associated Press e Reuters, accusandoli senza ombra di prova di complicità con il 7 ottobre; una notizia poi ritrattata, ma ormai utilizzata dal governo di Tel Aviv per delegittimare la stampa sul campo e giustificare l'assassinio sistematico dei cronisti. O ancora, quando gruppi come StandWithUs e l'International Legal Forum hanno spinto per l'adozione vincolante della definizione di antisemitismo dell'IHRA nei regolamenti aziendali e universitari, trasformando per via amministrativa la censura delle critiche a Israele in un atto di "tutela della sicurezza".






