Quattro operai al lavoro senza contratto tra spume e getti d'acqua, costretti a utilizzare elementi corrosivi a mani nude, esposti a rischi quotidiani e privi di qualsiasi tutela: è da un autolavaggio di Nichelino che prende le mosse la mappa dell'illegalità tracciata dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Torino, insieme ai comandi territoriali dell'Arma, tra il capoluogo e la provincia. Un'operazione incentrata sul lavoro sommerso e sulle violazioni in materia di salute e sicurezza che si è chiusa con due titolari denunciati, due attività sospese e sanzioni complessive per oltre 19 mila euro.

Un mondo, quello dei lavaggi auto a basso costo nel torinese, che era già finito al centro delle cronache per lo sfruttamento estremo della manodopera. Soltanto pochi mesi fa, un'altra inchiesta della procura di Torino — coordinata dal pm Francesco Pelosi e condotta tra il Lingotto, Moncalieri e Nichelino — aveva svelato scenari analoghi di "schiavitù urbana": turni di undici o tredici ore per trenta euro al giorno, operai costretti a maneggiare detergenti corrosivi a mani nude senza guanti né protezioni, privi di ferie e con la minaccia costante del licenziamento via WhatsApp in caso di richiesta di un permesso medico. E un sistema di videocamere che spiava costantemente i lavoratori tenendoli sotto scacco.