Non solo debiti
Pasquale Ferraro
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Le elezioni di midterm si avvicinano, e i democratici hanno un problema concreto e di non poco conto per la politica americana: sono al verde. Il comitato nazionale democratico se la passa male e, quando mancano meno di tre mesi alle urne, per i vertici del partito è un problema. Soprattutto se i repubblicani abbondano di fondi e non hanno debiti, mentre il partito dell’asinello ha un passivo di oltre 18,06 milioni di dollari di debiti, ben superiore all’attivo che è di poco più di 16 milioni.
Un passivo ereditato dalla campagna elettorale di Kamala Harris, che costò ai dem oltre un miliardo di dollari, e dalla fuga dei finanziatori. Ed è questo il vero campanello d’allarme che arriva dalle primarie democratiche, che vedono l’avanzata dei candidati estremisti, radicali, socialisti e anti-israeliani, invisi ai grandi finanziatori e soprattutto a quelli ebrei. Ne è un esempio il risultato in Michigan di Abdul El-Sayed, il medico islamico e pro-Pal che potrebbe diventare il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti: una prospettiva che, dopo il caso Mamdani, preoccupa e terrorizza l’establishment del Partito Democratico.
















