Si rifugiano in Israele dove sono aumentati del 50% dagli anni 2000 Crollo demografico in Siria, Libano e Iraq per via del fondamentalismo islamico

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Per i cristiani non c’è luogo più sicuro in Medio Oriente al di fuori di Israele. Non si tratta di una considerazione ideologica, ma statistica. All’incirca dagli anni duemila, la percentuale ha subìto un drastico crollo nei paesi arabi. Dalla sintesi di più report – di Pew Reasearch Center, US department e UK Home Office – emerge che la depressione demografica è pari al 67% in Siria, 86% in Iraq e 6% in Libano. Luoghi attraversati da guerre e martoriati dalla presenza di gruppi terroristici che nel fondamentalismo islamico hanno trovato non solo una chiave di volta per accrescere il proprio potere, ma uno strumento di repressione di tutte le diversità religiose.

Era l’agosto 2004 quando delle auto cariche di tritolo furono fatte esplodere da Jama'at davanti a cinque chiese nelle città di Baghdad e Mosul, provocando 12 morti e circa 70 feriti. E ancora nella capitale irachena, il 31 ottobre 2010, un commando dello Stato islamico (ISI) assaltò la cattedrale sirio-cattolica Nostra Signora delle Salvezza durante la messa domenicale, prendendo in ostaggio i fedeli e provocando un bagno di sangue costato la vita a 2 sacerdoti e 58 fedeli. Lo stesso fra le parti di Damasco dove nel settembre 2013, tempo dopo l’inizio della primavera araba e il sorgere di gruppi violenti, il fronte jihadista di Jahbat al-Nusra attaccò il villaggio cristiano di Maaloula giustiziando i credenti che si erano rifiutati di convertirsi all’Islam.