In queste settimane il giornalista Sigfrido Ranucci sta commentando spesso sui suoi profili social la storia molto rilevante di cui è protagonista: l’attentato dell’ottobre del 2025 contro di lui, che si è scoperto essere stato organizzato dal suo stretto amico Valter Lavitola. Anche se secondo la procura Ranucci non era al corrente dell’attentato in questi giorni è stato molto criticato, soprattutto da politici di destra, alcuni dei quali ritengono che dovrebbe essere rimosso dalla conduzione del suo programma di inchieste, Report.
Ranucci sta molto enfatizzando le critiche subìte, e mercoledì ha pubblicato un post su Facebook dal titolo «La voce che spaventa», in cui accosta la propria posizione a quella di importanti politici e magistrati italiani del Novecento vittime di attentati e rapimenti: l’ex presidente del Consiglio e leader della Democrazia Cristiana Aldo Moro, rapito e assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978; l’ex presidente della Sicilia Piersanti Mattarella, fratello del presidente della Repubblica Sergio e ucciso nel 1980 in un attentato, secondo i processi su ordine della mafia; e i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi in attentati di mafia entrambi nel 1992.













