Per 70 anni il Sulcis ha vissuto di carbone. Un carbone autarchico, inventato negli anni ‘30 dopo l’invasione dell’Etiopia e le “inique sanzioni”, pieno di zolfo, a scarso potere calorifico, senza compratori a parte la centrale Enel di Portoscuso (costruita apposta, ed obbligata a bruciarlo). Per ogni tonnellata estratta la società di gestione pubblica perdeva 42 milioni di euro. Poi la miniera ha chiuso, e l'area di Nuraxi Figus è rimasta lì, in attesa, per anni.