Essere ‘figlio di’ in Italia è un’etichetta che arriva prima ancora del nome. Leo Gassmann, però, ha scelto di non perderci troppo tempo. Non perché la ignori, ma perché ha capito che l’unico modo per farla smettere di pesare è continuare a fare musica.

Figlio di Alessandro Gassmann e nipote di Vittorio, Leo non ha mai cercato scorciatoie.

Tre Festival di Sanremo, l’ultimo quest’anno, tre album e un tour estivo che attraversa l’Italia con Vita vera paradiso; un artista completo che a 27 anni ha una solida carriera da cantautore, parallela alla vita sul set: nel 2024 ha debuttato nel film televisivo Califano nei panni del cantautore.

Quando lo abbiamo raggiunto al telefono era da poco tornato dal Portogallo: un viaggio in camper con amici e compagni di surf, per capire meglio il personaggio ‘zaino in spalla’, un ragazzo semplice. “Ho sempre cercato di essere me stesso, di non nascondermi dietro a un nome. Voglio raccontarmi per quello che sono: un ragazzo normalissimo che fa ciò che ama”. Una dichiarazione che oggi suona quasi controcorrente.

Perché se fino a qualche anno fa bastava fare buona musica, oggi un artista è chiamato a “essere anche il manager di sé stesso”, spiega. Eppure, per lui, il termometro di una carriera continua a essere uno solo: i concerti. “Ci sono momenti in cui realizzi che quello che stai facendo ha un suo posto nel mondo. Succede quando sento le persone cantare le mie nuove canzoni e me le sento addosso”. È anche così che la sua “famiglia”, come chiama chi lo segue, continua ad allargarsi.