La portaerei Lincoln ad aprile nello Stretto di Hormuz

L’equipaggio della portaerei statunitense Lincoln si trova in mare dal tempo record di nove mesi, e nessuno sa quando torneranno. I militari della marina dicono ai familiari di essere allo stremo: “Spero di non svegliarmi domani”

Dove essere un attacco fulmineo e distruttivo, una "Epic Fury", come il nome dato dal Pentagono all'operazione congiunta condotta da Stati Uniti e Israele in Iran. Ma a distanza di quasi sei mesi da quel 28 febbraio, il termine del conflitto appare ancora lontano. E le forze statunitensi sono in affanno. Almeno, questo è lo stato in cui si trovano le 5 mila persone a bordo della portaerei statunitense Abraham Lincoln, nel Mare Arabico.

Lo denuncia l'equipaggio stesso, secondo le testimonianze raccolte da media specializzati in ambito militare Navy Times e Stars and Stripes, e poi anche da canali mainstream come MS NOW, il canale televisivo h24 controllato dalla multinazionale Versant Media Group. I marinai si troverebbero ad affrontare una quotidianità insostenibile, fatta di mancanza di cibo e beni di prima necessità, tanto da spingere alcuni a cercare di lanciarsi in mare. La situazione della portaerei Lincoln è particolarmente complessa perché è impegnata in prima linea, e perché il suo equipaggio si trova in mare da un totale di nove mesi. Il tempo trascorso senza sbarcare, unito alla carenza di igiene e viveri sta logorando i soldati più forte di quanto riesca a fare l'offensiva iraniana.