La portaerei statunitense è impegnata nella campagna contro l’Iran e la missione è stata prorogata per la seconda volta. «Se non fanno scalo, inizieranno a perdere la testa», denunciano i familiari
La portaerei statunitense USS Abraham Lincoln è in mare da nove mesi, impegnata nella campagna militare americana contro l’Iran, e per i circa 5mila membri dell’equipaggio non c’è ancora una data certa per il rientro. La missione, inizialmente prevista per circa sette mesi, è stata prorogata per la seconda volta mentre il conflitto, iniziato a fine febbraio, continua. La nave ha trascorso 208 giorni consecutivi in navigazione, con una sola breve sosta in Oman, lo scorso 7 luglio.
I turni massacranti
A denunciare il peso della lunga permanenza in mare e le condizioni a bordo sono i familiari dell’equipaggio, che alla tv Ms Now hanno descritto turni estenuanti, poche pause e un ambiente di lavoro fisicamente e psicologicamente pesante. «È già di per sé il posto più pericoloso al mondo e, in più, si lavora a ritmi massacranti, giorno dopo giorno, senza soste», ha detto Brett Snow, veterano della Us Navy e padre di uno dei militari a bordo.
Poco cibo, rumori continui, temperature estreme: i disagi a bordo










