L'attore: l'ho scoperto mentre ero al lavoro per il teatro. Mi ha cambiato
L’attore Vinicio Marchioni sarà in libreria con Le vite in atto, edito da Marsilio. E spiega che la recitazione «passa attraverso il corpo dell’attore. Superati i cinquant’anni ti rendi conto che il corpo ti parla molto di più e, in fondo, comanda molto più di noi. Il libro attraversa sette personaggi importanti della mia carriera teatrale, dai vent’anni inconsapevoli a Riccardo III». Ma nell’intervista che rilascia a Repubblica dice anche che per un giovane attore affrontare un tumore è un’esperienza enorme. «Non mi è mai piaciuto mettere in piazza le sofferenze. L’ho vissuta come un’esperienza, quasi come se avessi incontrato un altro personaggio. Era qualcosa che entrava dentro di me e con cui dovevo convivere».
Marchioni, il mestiere di attore, la malattia
Da giovane aveva «un grande bisogno di esprimermi. Mi sono sempre rifugiato nella scrittura, nei diari. La balbuzie e le difficoltà dell’adolescenza hanno creato dentro di me mondi che avevano bisogno di uscire. La fortuna è stata incontrare il teatro». E spiega: «Da balbuziente sei costretto a riflettere continuamente su cosa significhi parlare. Sai su quale sillaba rischi di inciampare e impari a costruire frasi diverse, a cercare sinonimi, ad aggirare quella parola. Uno studio continuo del linguaggio e dell’espressione. Parlare è un miracolo, tanto quanto la vita». Il suo primo spettacolo con Antonio Latella è stato “Un tram che si chiama Desiderio”. Ovvero «l’incontro con una mascolinità violentissima, con un uomo quasi animale».






