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La testata The Intercept e l’organizzazione non profit Freedom of the Press Foundation hanno fatto causa al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il nuovo servizio di Truth, che permette di accedere anticipatamente ai suoi post con un costo tra i 60mila e i 100mila dollari al mese. Truth è il social network creato da Trump, che lo utilizza quotidianamente anche per dare notizie molto importanti, e il servizio si chiama Truth API. Al momento gli abbonati sono una decina, tutti operatori di borsa.
Truth API è attivo da inizio agosto e nelle ultime settimane ha ricevuto molte critiche, dovute alla sua scarsa trasparenza e ai suoi potenziali effetti distorsivi. Visto che consente agli abbonati di leggere i post che Trump intende pubblicare pochi secondi prima che diventino pubblici per tutti gli utenti, è stato descritto come uno strumento messo a disposizione di operatori finanziari e grossi investitori per fare “insider trading”: e cioè per conoscere prima degli altri informazioni in grado di influenzare i mercati, e prendere decisioni di conseguenza.
I post pubblicati da Trump rientrano in questa categoria. Un esempio tra i molti: ad aprile i prezzi del petrolio erano crollati dopo che il presidente aveva scritto su Truth di aver annullato un attacco contro l’Iran. Ma Trump usa il suo social network anche per altri scopi: in diverse occasioni ha promosso prodotti e aziende di cui aveva acquistato azioni poco prima, contribuendo a farne salire il valore in borsa. Per questo il nuovo servizio è anche considerato una nuova fonte di ricavo per la Trump Media, l’azienda che gestisce tra le altre cose Truth.














