TREVISO - «Sono stanco, molto stanco». Sono le prime parole di Antonio De Antoniis, presidente del Cda di Global Investigazioni di Padova, finito al centro del clamore per l’attività investigativa commissionata lo scorso anno dall’allora direttore generale dell’Usl 2, Francesco Benazzi. Un incarico da più di 130mila euro, messo a bilancio e formalizzato con una delibera pubblica. All’agenzia sono stati affidati sei casi specifici, tutti originati da segnalazioni interne. Gli accertamenti hanno fatto emergere medici che, durante l’orario di servizio, si sarebbero dedicati ad attività estranee al lavoro, comprese relazioni amorose con amanti e libera professione.

De Antoniis, i sindacati contestano di non essere stati informati dell’attività investigativa. Era possibile avvertirli?«Un’indagine di questo tipo deve necessariamente essere svolta con la massima riservatezza. Se si rende pubblico che determinate persone sono sottoposte ad accertamenti, si rischia semplicemente di avvisare chi deve essere controllato e di compromettere il risultato dell’indagine». Si è parlato anche di accessi a dati sensibili. Che cosa avete realmente ricevuto dall’Usl? «Io non ho mai messo piede in ospedale e non ho mai avuto accesso alle cartelle cliniche di nessuno. Non avevo informazioni sulla vita privata, sull’orientamento sessuale o su altri dati che non ci riguardavano. Sapere chi dovevamo controllare e quali fossero i suoi orari di lavoro». E quei dati che fine hanno fatto? «Una volta concluso il lavoro e consegnati i rapporti, tutto ciò che avevamo ricevuto è stato cancellato come previsto dalle procedure». Benazzi viene criticato per aver scelto di affidarsi a investigatori privati. Ma c’è anche il precedente dello scandalo, esploso nel 2009, quando emerse che Loredana Bolzan, allora dipendente dell’azienda sanitaria, aveva sottratto denaro alle casse dell’azienda ininterrottamente dal 1999 al 2007, provocando un ammanco superiore ai quattro milioni di euro. Davanti a segnalazioni interne, per un direttore generale non approfondire non sarebbe stato un rischio ancora maggiore? «Se un direttore riceve delle segnalazioni e non fa nulla, e dopo uno o due anni emerge che dei dipendenti stavano commettendo irregolarità, la prima domanda sarebbe: perché sapeva e non è intervenuto? Benazzi ha ricevuto delle segnalazioni e ha deciso di verificarle. Se non avesse agito, probabilmente oggi gli verrebbe contestato esattamente il contrario». Quindi rivendica il lavoro svolto? «Assolutamente. Ho ricevuto incarichi specifici su determinate persone, abbiamo svolto gli accertamenti e consegnato i rapporti. Tutto è stato fatto nel rispetto delle regole e senza andare fuori dal perimetro dell’incarico. I risultati, poi, sono quelli che sono stati resi noti». In questi giorni, però, sostiene di aver subito conseguenze economiche. Pensa di agire legalmente? «Questa vicenda mi sta procurando un danno d’immagine e anche economico. Adesso aspetto che gli ispettori e gli organismi competenti concludano tutte le verifiche. Se emergerà, come sono convinto, che tutto è stato fatto nel rispetto delle norme, chi avrà diffuso affermazioni false danneggiando la mia attività e la mia reputazione potrà essere chiamato a risponderne. Se i miei avvocati riterranno che ci siano i presupposti, agirò nelle sedi legali opportune».