Fonti ucraine hanno raccontato al Financial Times che il 31 luglio scorso, il vicepresidente degli Stati Uniti, J. D. Vance, telefonò al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Non accade spesso, Vance, dentro all’Amministrazione americana, è il più ostile nei confronti di Kyiv – fu lui l’artefice dell’assalto a Zelensky dentro allo Studio ovale dello scorso anno e si è anche vantato di andare fiero della sospensione delle consegne di armi all’Ucraina. Vance chiamò con una richiesta: fermare gli attacchi ucraini contro il porto russo di Novorossijsk, dove arriva il Cpc, l’oleodotto che collega i giacimenti del Kazakistan con il terminale russo nel Mar Nero. Le paure degli americani, secondo il racconto che è stato fatto al quotidiano britannico, consistevano nel fatto che attacchi ucraini a Novorossijsk potessero destabilizzare ulteriormente i mercati petroliferi. E danneggiare le compagnie americane: Chevron ed Exxon detengono partecipazioni del Cpc e anche del maggior giacimento che lo alimenta, quello di Tengiz in Kazakistan. Gli Stati Uniti non riescono a risolvere la situazione a Hormuz, causata dalla leggerezza con cui, all’inizio dell’operazione Furia epica, a febbraio, non hanno subito preparato un piano per evitare che la Repubblica islamica dell’Iran bloccasse lo Stretto tanto indispensabile per l’approvvigionamento del petrolio, e non soltanto. Ora pensano a come non peggiorare la situazione facendo leva e pressione su un alleato come l’Ucraina, per il quale ogni colpo a una petroliera russa è un successo interno e un problema causato alla macchina della guerra di Mosca.Kyiv avrebbe accettato la richiesta di Vance e lo dimostra il fatto che sono stati registrati attacchi limitati a Novorossijsk dopo la telefonata: non vale la pena mettersi contro gli americani in questo momento, soprattutto mentre Zelensky attende che Donald Trump liberi finalmente la licenza per la produzione degli intercettori Patriot in Ucraina. In realtà, ieri Kyiv ha attaccato il porto e la base militare vicina e soltanto le navi non russe e le strutture del Cpc sono esenti da colpi, le petroliere di Mosca continuano a essere considerate dei bersagli e visto che le armi che l’Ucraina usa per agire nelle acque del Mar Nero sono soprattutto di produzione domestica – missili Neptune, droni navali e droni Palianytsia – il potere americano di modificare le strategie di Kyiv è limitato. La Casa Bianca continua ad avere qualche arma di ricatto sulle decisioni di Zelensky, ma il presidente ucraino ha scelto di non cedere completamente alle richieste di Vance.Nel giugno scorso, il vicepresidente americano ha negoziato il memorandum con gli iraniani per concludere un cessate il fuoco che avrebbe dovuto portare a dei negoziati sul nucleare. Washington e Teheran non sono mai arrivati a quel negoziato e il memorandum concluso da Vance, voluto come rappresentante dell’America dagli iraniani stessi, si rivelò un disastro: pieno di buchi, colmo di vaghezze, la cornice ideale per fare in modo che Teheran rimettesse le mani su Hormuz. Così è stato e, senza altra soluzione nello Stretto in medio oriente, gli americani hanno incominciato a guardare a quello che accade anche in altre acque. Il Financial Times e la società che monitora i flussi energetici Kpler hanno fatto i conti: gli attacchi ucraini contro il Cpc e contro le navi russe nel Mar d’Azov del mese scorso hanno portato il Kazakistan a interrompere il trasporto di petrolio tramite Novorossijsk e raddoppiato le tariffe di trasporto e le assicurazioni: a luglio, il Cpc ha caricato soltanto 1,3 milioni di barili al giorno, con un calo di oltre 300.000 barili al giorno rispetto al mese precedente.In mare si combatte gran parte della guerra fra Kyiv e Mosca e l’Ucraina sta registrando delle vittorie importanti. La Russia, però, non è rimasta ferma e adesso sta minacciando il corridoio del grano: colpendo i mercantili che transitano nel Mar Nero diretti in Ucraina sta di fatto svuotando i traffici verso i porti della regione di Odessa, e per l’economia ucraina è un grosso rischio. Si tratta di un ricatto, quello che vuole la Russia è che l’Ucraina smetta di colpire le sue navi, i suoi porti, limitare i suoi affari e anche la sua flotta ombra con la quale aggira le sanzioni. Ieri il capo del Cremlino, Vladimir Putin, ha anche minacciato gli europei dicendo che se verranno sequestrate navi russe, Mosca procederà a sequestrare quelle europee.Che le guerre si guardino dal mare sembra in tema con la stagione estiva, ma la telefonata di Vance svela anche che gli Stati Uniti, non riuscendo a mettere a posto la situazione a Hormuz, fanno pressione dove possono. Ma siccome Kyiv non è più un alleato che si può bistrattare, Zelensky spera che al favore concesso su Novorossijsk, gli Stati Uniti risponderanno in modo adeguato, dando all’Ucraina i Patriot di cui ha bisogno per proteggersi dagli attacchi russi.