HomeCronacaLavitola: "Sono stato io"Attentato, il faccendiere è il mandante "L’ho fatto per il bene di Sigfrido" .Attentato, il faccendiere è il mandante "L’ho fatto per il bene di Sigfrido" .Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguicidi Alessandro d’Amato
Valter Lavitola confessa. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato oltre cinque ore, l’imprenditore ha deciso di ammettere di essere "il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci", così come ipotizzato dalla procura di Roma. A riferirlo ai cronisti è stato il suo avvocato Sergio Cola lasciando il carcere di Rebibbia. Lavitola ha sostenuto di averlo fatto allo scopo di "tutelare l’incolumità di Ranucci", che era oggetto di "parecchi pericolosi tentativi di aggressione", e per "fargli innalzare il livello di protezione" della scorta.
Il suo assistito "ha riferito anche le ragioni per cui si è spinto a fare questo atto indubbiamente delittuoso: lo ha fatto per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati", ha sostenuto Cola. Il penalista ha negato il movente politico, "anche se di fatto l’attentato, ma non per volontà di Lavitola, ha potuto aumentargli la popolarità". Il penalista ha aggiunto che "Ranucci aveva all’epoca una protezione composta solamente da due uomini. Siccome gli attentatori - secondo il suo modo di vedere - erano pericolosissimi lui l’ha fatto perché poi in effetti dopo la scorta è stata più che raddoppiata: si è passati da due a otto agenti con una protezione a ferro".










