Sessantun anni dopo il trionfo de I pugni in tasca, Marco Bellocchio torna a Locarno. Non di persona, non un suo film, ma con un documentario che prova a entrare nel laboratorio creativo di uno dei più grandi registi europei. Marco Bellocchio: La porta della realtà, firmato dal fotografo Fabio Lovino, presentato fuori concorso al Festival e in uscita il 27 agosto con Lucky Red, racconta il maestro piacentino da una prospettiva inedita: quella di chi lo osserva da oltre vent’anni, sul set e fuori dal set.

Marco Bellocchio: uno dei grandi maestri del cinema europeo, autore di uno sguardo insieme politico e psicoanalitico, capace di attraversare più di sessant’anni di storia italiana senza perdere forza né radicalità. Ha raccontato il male oscuro della famiglia borghese, ha esplorato i rapporti fra potere e coscienza, fede e ribellione, fino ad affrontare pagine decisive della storia nazionale, dal caso Moro alla vicenda di Enzo Tortora. Venerato dai festival di tutto il mondo, Bellocchio resta però, a 86 anni, un irregolare. Un autore che continua a mettere in discussione ogni certezza.

Fabio Lovino, fotografo di fama internazionale, autore di celebri ritratti di attori e registi, conosce Bellocchio da oltre vent’anni. Lo ha seguito come fotografo di scena, lo ha osservato al lavoro, ne ha documentato i set. Da questa lunga consuetudine nasce il documentario. Perché Bellocchio non è una persona accomodante. Sceglie con cura le parole, difende la propria autonomia, non teme il conflitto. Per raccontarlo da vicino era necessario conquistarne la fiducia. E il film nasce proprio da questo rapporto.