Ucraina, addio. Progressivamente, la sinistra, o il centrosinistra, ha raffreddato il sostegno alla Resistenza degli ucraini contro l’invasione russa. Raffreddato? Meglio sarebbe dire: congelato. L’Ucraina è un impaccio, una pietra d’inciampo sulla via della grande causa pacifista e disarmista che costituisce il primo punto dell’agenda di Elly Schlein e Giuseppe Conte. Più rozzamente: l’Ucraina non scalda i cuori della nostra gente. Ha stufato. Tanto, è una battaglia persa – come ha argomentato Alessandro Onorato, uno degli aspiranti capetti del campo largo –, perché «è tecnicamente impossibile» che Kyjiv vinca. Meglio spostare il discorso sulla trattativa: fa molto pacifista.

Come al solito, è Conte a dare la linea. Nemmeno parlando in un’occasione solenne a Sant’Anna di Stazzema, luogo sacro della Resistenza italiana, l’avvocato del populismo ha esitato a dire cose abbastanza vergognose, a partire da quella dizione – «conflitto russo-ucraino» – che offende la verità. Non c’è un conflitto: da quattro anni c’è un’aggressione militare. Sentitelo: «Costruire con coraggio percorsi di dialogo. Questi percorsi non possono arrestarsi di fronte alla constatazione che c’è un aggressore e un aggredito, come anche nel conflitto russo-ucraino. L’obiettivo della pace non significa costringere l’aggredito alla resa, ma impegnarsi per evitare un’escalation militare che si propaghi la spirale di morte e devastazione che coinvolge tante vittime civili». Come? Non lo dice. Non lo sa dire.