Meno nidi, ma nessun allarme. La stagione 2026 della Caretta caretta in Italia parte con il freno tirato: a oggi se ne contano 280 lungo le coste della Penisola, un terzo appena rispetto ai numeri record dell'anno scorso, quando a stagione conclusa i nidi censiti avevano superato quota 700. La serie storica racconta però oscillazioni ricorrenti: 189 nidi nella prima settimana di agosto 2021, appena 96 nel 2022, poi la risalita a 326 nel 2023, 486 nel 2024 e 700 nel 2025. Numeri che salgono e scendono, spiegano dal progetto europeo Life Turtlenest coordinato da Legambiente, perché le femmine non tornano a deporre ogni anno: dopo aver nidificato hanno bisogno in media di due o tre anni per rimettersi in forze. «È fisiologico che una parte consistente delle femmine che hanno deposto nelle ultime due stagioni salti il 2026», chiariscono da Legambiente, ricordando che negli ultimi dieci anni l'Italia è comunque diventata una delle principali aree riproduttive del Mediterraneo occidentale.

I numeri Sul podio nazionale resta la Sicilia, con 129 nidi, davanti a Calabria (50) e Puglia (38). La Campania si ferma a quota 37, quarta in classifica, seguita da un manipolo di regioni con numeri più contenuti: 9 nidi nel Lazio, 7 in Toscana, 5 in Sardegna, 4 in Basilicata, uno solo in Abruzzo. Una flessione, quella campana, che rispecchia l'andamento osservato in tutto il bacino. «La diminuzione del numero di nidi registrata quest'anno non è un fenomeno esclusivamente italiano» ha osservato Sandra Hochscheid, ricercatrice della Stazione Zoologica Anton Dohrn e partner scientifico del progetto. «Lo stesso andamento - ha precisato - è stato registrato in Spagna, in Francia e in molte aree storiche di nidificazione del Mediterraneo orientale: le fluttuazioni di quest'anno riflettono dinamiche cicliche ormai osservate su scala mediterranea».La mappa In Campania la mappa delle deposizioni non cambia da anni: è il litorale domizio (14 nidi), con Castel Volturno spiaggia più prolifica della regione, a contendersi il primato con il Cilento (15 nidi), dove Ascea, Marina di Camerota, Acciaroli e Palinuro si dividono la maggior parte dei nidi. A queste due roccaforti si aggiunge ormai stabilmente Ischia (2 nidi), dove negli ultimi anni le deposizioni individuate dai volontari sono cresciute con continuità, mentre nel Golfo di Salerno solo 6 deposizioni. Proprio nel Cilento, sulla spiaggia di Lago a Castellabate, è arrivata l'8 giugno la prima deposizione dell'anno in Campania, monitorata dalla referente locale del progetto Turtlenest Daniela Guariglia con i volontari di Legambiente e i ricercatori della Stazione Zoologica Dohrn. Da quello stesso nido è arrivata pochi giorni fa la prima nascita della stagione: un solo uovo schiuso finora, mentre si attende che le altre uova completino l'incubazione.La tutela Se le oscillazioni nel numero dei nidi hanno una spiegazione biologica, le pressioni umane sugli arenili restano un problema che, in alcune zone della regione, si aggrava di anno in anno. La più sottovalutata è la pulizia meccanica delle spiagge. «Questa pratica non è solo dannosa: è illegale», ha dichiarato Stefano Di Marco, project manager di Life Turtlenest e coordinatore dell'Ufficio Progetti di Legambiente. «L'articolo 12 della Direttiva Habitat, recepito in Italia dall'articolo 8 del Dpr 357 del 1997, vieta di deteriorare o distruggere i siti di riproduzione della Caretta caretta in ogni fase del ciclo riproduttivo, su tutto il territorio nazionale e non solo nei siti della Rete Natura 2000». Nelle aree protette il vincolo è ancora più stringente, aggiunge Di Marco: ogni intervento va sottoposto a Valutazione di Incidenza Ambientale e le misure di conservazione escludono i mezzi meccanici sugli arenili in stagione riproduttiva. Nonostante questo, denuncia Legambiente, i circoli costieri segnalano ogni estate violazioni ripetute, anche in Campania. C'è poi il capitolo dell'inquinamento luminoso, che riguarda da vicino il litorale cilentano. Le femmine scelgono la spiaggia anche in base al buio ed evitano gli arenili investiti dalle luci di stabilimenti e lungomare; alla schiusa i piccoli si orientano verso il mare seguendo il chiarore naturale dell'orizzonte, e le luci artificiali possono spingerli nella direzione sbagliata. Su questo fronte la Campania fa da apripista: a Marina di Ascea, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, sta per essere acceso il primo impianto pubblico di illuminazione turtle friendly del progetto, con lampioni schermati, a luce calda e orientati verso il basso per non disperdere chiarore sull'arenile nel periodo riproduttivo. Un intervento pilota, accompagnato dalle nuove Linee guida per la riduzione dell'inquinamento luminoso rivolte a Comuni e gestori balneari, che prova come sicurezza dei bagnanti e tutela della specie possano convivere.