Israel Katz torna a essere la voce che smaschera le vere intenzioni dello Stato ebraico. Il ministro della Difesa di Tel Aviv, che alla fine del 2025 aveva dichiarato l’intenzione di non abbandonare Gaza e di costruire nuove colonie nella Striscia, svela cosa c’è davvero dietro alle strategie ostruzioniste di Benjamin Netanyahu che continua a ostacolare il processo di pace: la volontà di occupare il più a lungo possibile tutti i territori conquistati dal 7 ottobre 2023. Lo ha spiegato con una semplice frase mentre era in visita ai soldati delle Forze di difesa israeliane (Idf) stanziate nei villaggi in prima linea nel Libano meridionale: “Come io e il primo ministro abbiamo chiarito inequivocabilmente, non ci ritireremo da questa zona di sicurezza”, ha affermato intendendo l’area che va dalla costa mediterranea a ovest fino all’area di Beaufort e alle pendici del Monte Hermon. E ha poi precisato che Israele “in nessuna circostanza” si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, Siria o Gaza.

Il messaggio è chiaro. E se non lo fosse, lo ha esplicitato lui stesso ai militari che lo hanno incontrato: prepararsi a un’occupazione a lungo termine, a tempo indeterminato. Appaiono così solo una scusa le spiegazioni fornite da Netanyahu dopo il rifiuto di attuare a pieno la seconda fase del piano di pace proposto dal Board of peace trumpiano. Il primo ministro aveva chiarito che nessun ritiro dei soldati israeliani da Gaza sarebbe avvenuto prima di un totale disarmo di Hamas, mentre secondo gli accordi i due processi sarebbero dovuti avvenire gradualmente e parallelamente. Il ministro Katz dice un’altra cosa, ossia che Israele non ha alcuna intenzione di abbandonare le proprie postazioni.