In questi giorni fanno notizia il filmato fake della spiaggia di Riccione piena di migranti, le foto fasulle dei portici di Bologna affollati di senzatetto e, di rimando, l'indignazione degli amministratori locali oggetto di queste provocazioni, che rispondono per le rime e chiedono perfino i danni. Ma fanno notizia anche le aggressioni vere delle baby gang, i centri storici diventati pericolosi, gli atti vandalici in Riviera, la ferocia omicida del branco di Pinarella.

Di fronte a tutto ciò, il dibattito politico è avviluppato intorno alla chiusura delle frontiere e ai controlli di polizia per le strade. Poco rigore? Troppo rigore? Nessun rigore? Ci si accapiglia sull'ovvio. Le frontiere sono importanti, perché uno stato che non controlla i suoi confini non è più uno stato sovrano. La repressione dei crimini lo è altrettanto. Ma chiudere i rubinetti dell'immigrazione è una pia illusione. E lo stesso sperare di risolvere la questione sicurezza militarizzando le città. Non ci saranno mai abbastanza blocchi navali nel Mediterraneo, né abbastanza poliziotti e carabinieri di pattuglia sotto i portici.

Aleggia un non detto, qualcosa di cui non si vuole parlare perché non porta voti. La questione è: ci sono troppi sbandati, come facciamo a ridurli? Integrazione è una parola vuota senza una politica dell'accoglienza seria, che né la destra né la sinistra hanno mai neppure pensato, se non in rare occasioni (uno dei ministri più lucidi fu Marco Minniti). Quindi accordi con i paesi d'origine, selezione dei flussi, corsi di lingua e di avviamento professionale, permessi di soggiorno legati davvero allo studio o al lavoro, respingimenti rapidi di coloro che non stanno ai patti, non solo commettendo reati ma anche, ad esempio, rifiutando offerte d'impiego o snobbando (quando ci saranno) i percorsi di inserimento. Servono nuove leggi, anche di rango costituzionale, visto che la Carta è stata scritta quando il problema migratorio non esisteva e i rifugiati politici erano rifugiati politici veri e si contavano sulle dita delle mani. Servono, inoltre, tanti soldi.