Roma, 12 ago. (askanews) – C’è un certo fermento nel centro del centrosinistra e anche nel centro fuori dal centrosinistra. Un fermento che, in qualche modo, aspira a rompere il dualismo Pd-M5s, spostando l’attenzione dalla corsa a due per la leadership del campo largo – da un lato Elly Schlein e dall’altro Giuseppe Conte – che ha già incontrato, nei giorni scorsi, una aperta manifestazione di disagio da parte di Avs e della galassia centrista di stanza nel campo progressista.
Nell’area riformista gli attori, come è noto, sono molti e i percorsi diversi, ma tutti sono consapevoli che, fatti due conti, la partita dell’alternativa al centrodestra non si giocherà solo tra teste di serie. Non a caso, Matteo Renzi definisce il duello tra Schlein e Conte “puro posizionamento”. La partita è più grande e anche più difficile. Lo sa il leader di Italia Viva che da qualche mese va ripetendo che Pd, M5s e Avs “senza di noi perdono”, “le tre liste insieme fanno il 38%. Non basta per vincere – ha ricordato oggi sul Corriere della Sera -. Serviamo noi, anche noi: le firme e le risorse di Italia Viva sono pronte per un progetto riformista capace di prendere voti anche dall’altra parte”. Voti utili perchè Giorgia Meloni non si prenda “altri cinque anni di Palazzo Chigi e soprattutto sette anni di Quirinale”. Se il caso dovesse essere questo, aggiunge l’ex premier, “il popolo del centrosinistra non perdonerà chi avrà messo veti e fatto perdere la coalizione”.









