Dieci minuti di applausi, accompagnati da ovazioni e dalla battuta dei piedi, hanno accolto ieri sera all'Auditorium Scavolini di Pesaro il debutto della nuova produzione de "Le siège de Corinthe", che ha inaugurato il 47/o Rossini Opera Festival. I consensi hanno premiato un cast, eterogeneo ma affiatato, come pure la puntuale direzione di Carlo Rizzi, sul podio dell'Orchestra del Comunale di Bologna e del Coro del Teatro del Teatro Ventidio Basso preparato da Pasquale Veleno, e il balletto della coreografa Erika Rombaldoni.

Qualche dissenso invece, seppure circoscritto, per la regia di Davide Livermore, che a due secoli esatti dalla rappresentazione della prima opera in francese di Rossini, ha trasformato il conflitto tra greci e ottomani che caratterizza la trama, in quello tra la bellezza della civiltà classica e la barbarie contemporanea, incapace di riconoscerne non solo l'estetica, ma anche i valori di coraggio e sacrificio.

Il sipario si apre infatti su un grande deposito museale che conserva disordinatamente, statue e reperti dell'antica Grecia, da cui scaturisce al centro, come da una grande cassa, l'immagine di Corinto, delineata dai suggestivi disegni digitali di D-Work, che scandiscono di volta in volta le fasi della vicenda: dall'idilliaca serenità del mare e delle architetture elleniche, al disfacimento paesaggistico, fino al rogo della città.