di

Vittoria Melchioni

L'attore americano de «Il diavolo veste Prada» aveva scoperto il locale durante la serie «Tucci in Italy»: «Sono così triste, era un gioiello di ristorante»

Un’insegna che non c’è più, una serranda abbassata e, a migliaia di chilometri di distanza, un cliente speciale che non ha dimenticato quella piccola trattoria nel cuore di Treviso. Stanley Tucci, l’indimenticabile Nigel de "Il Diavolo veste Prada", affida ai social il suo dispiacere per la chiusura dell’Oca Bianca, storico locale di vicolo della Torre che lo aveva conquistato durante uno dei suoi viaggi in Veneto. «Sono così triste nel sapere che questo gioiello di ristorante potrebbe aver chiuso» - scrive l’attore americano, pubblicando nuovamente il video girato quando era seduto a uno dei suoi tavoli. «Non conosco il motivo della chiusura, ma spero che un giorno possano riaprirlo da qualche altra parte. Era un posto meraviglioso».

Il videomessaggio di TucciUn piccolo omaggio che ha riportato l’attenzione internazionale sull’Oca Bianca, chiusa lo scorso 30 marzo dopo 105 anni di storia. Fondata nel 1921, per generazioni è stata uno dei luoghi simbolo della cucina trevigiana, prima di arrendersi al mancato accordo tra i gestori, Gigi Chiarelli – nipote della leggendaria Nerina Sponchia – e Federica Mattiazzo, e la proprietà dell’immobile sul rinnovo dell’affitto. Tucci vi era arrivato durante il suo viaggio alla scoperta del Veneto e ne era rimasto folgorato. Nel filmato riproposto ai suoi milioni di follower è seduto a tavola, davanti a un bicchiere di vino, e non lesina complimenti. «È uno dei migliori ristoranti in cui sia mai stato in Italia» - dice. E ancora: «È buonissimo, davvero delizioso. Ha più di cento anni ed è bellissimo, bellissimo». Poi indica con le mani le dimensioni raccolte del locale: «È minuscolo, ed è semplicemente questa splendida trattoria dove bisogna assolutamente andare». Un entusiasmo tanto più significativo per un uomo che dell’Italia e della sua cucina ha fatto negli ultimi anni quasi una seconda professione. Dell’Oca Bianca lo avevano conquistato non soltanto i piatti: «Persone meravigliose, cibo delizioso».