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Walla Shablaq è architetta e artista visiva originaria di Gaza City. Prima del 2023 fa camminava per le strade della sua città, si sedeva in un punto e cominciava a disegnare. Oggi intorno a sé vede solo macerie. “Continuo a riconoscere la mia città attraverso i ricordi. Posso trovarmi davanti alla mia casa distrutta, ma io non la vedo come un cumulo di macerie, ma vedo il posto dove ho vissuto negli ultimi trent’anni”. La sua testimonianza è una delle voci raccolte da Oxfam nella Striscia di Gaza nell’ambito della campagna che l’organizzazione sta portando avanti per riconoscere alla Palestina il diritto all’autodeterminazione. Per la ricostruzione saranno necessari almeno 71,4 miliardi di dollari in dieci anni. I due anni di bombardamenti israeliani hanno raso al suolo gran parte della Striscia, cancellando non solo case ed edifici ma anche tutto quello che questi rappresentavano per la popolazione. “Gaza non ha bisogno solo di una ricostruzione fisica, i bisogni reali delle persone vanno oltre. Chi terrà conto delle questioni più profonde? Del valore che questi luoghi hanno per le persone che li abitano? A Gaza ci sono già architetti, artisti e progettisti. Ci sono le competenze, e queste persone hanno diritto di lavorare sulla ricostruzione più di chi viene da fuori. Perché conoscono la città e la sua identità”







