Questa volta non si tratta di render conto dell’essenza di un film, com’era Il mondo è in pericolo di Agatha Christie, né di semplici documentari naturalistici. Abbiamo a che fare con un tema che ci racconta della vita sul nostro pianeta, portandoci a riflettere, anche intensamente, sulla stessa sopravvivenza della Terra, divenuta sempre più a rischio. C’è una crescente difficoltà nel governare il globo, vittima dell’accumularsi di crisi geopolitiche, economiche, sociali, tecnologiche e ambientali. C’è sofferenza. C’è squilibrio. C’è arroganza. Sono questi gli elementi che non sono più un’eccezione, ma una condizione strutturale dell’attuale ordine internazionale.
L’impressione che si ricava girando lo sguardo a trecentosessanta gradi sul piccolo mappamondo che troneggia nell’angolo del nostro studio è quella di un sistema globale in continua trasformazione, dove avanzano sempre più prepotenti le minacce dell’uno verso l’altro, e dove ogni possibile analisi porta a riscontrare un angoscioso aumento dell’incertezza. Gli specialisti parlano di un futuro «turbolento» o «tempestoso» nei prossimi due anni. Ma già oggi si respira un’aria mefitica, che riflette una competizione strategica tra i Grandi della Terra fatta soprattutto di un uso crescente degli strumenti economici e della sfrenata voglia di imporsi al confronto geo-politico con ogni mezzo. C’è la percezione che l’economia globale non tiene più conto delle vecchie regole condivise, visto che si arriva a ricorrere anche ai conflitti armati tra Stati, i quali continuano a rappresentare una fonte primaria di instabilità e di rischio di inasprimento. E questo mentre rallenta la crescita e aumenta l’inflazione, facendo crescere quelle tensioni che vanno ad inserirsi in un contesto caratterizzato da elevata incertezza economica che impedisce i sonni tranquilli.






