Ora è al sicuro nelle campagne a sud di Cali, con la moglie e i due figli ospitati da un parente. Ma tra le vie della cittadina colombiana sconvolta dal terremoto, la minaccia dei saccheggiatori l’ha percepita subito. “Nelle ore successive alla scossa io e la mia famiglia eravamo in strada per tenerci lontani dagli edifici pericolanti, e ho notato subito persone che perlustravano l’area con modi inconsueti”, racconta a ilfattoquotidiano.it Gabriele Italiano, 46 anni residente a Roma. “Sul momento ho avuto la sensazione che stessero cercando cose da rubare, poi ne ho avuto conferma quando è arrivata la notizia del coprifuoco nelle ore notturne per evitare i saccheggi. Si temono gli sciacalli”, dice Gabriele. E’ arrivato a Cali il 25 luglio, il giorno del terremoto era con la sua famiglia a casa della suocera, sulla carrera novena (la nona strada) nel centro cittadino, una delle aree più colpite dal sisma. “Ho visto due palazzi crollare sotto i miei occhi”, ricorda ancora scosso. “Quando è arrivata la scossa, fortissima intorno alle 7 e 40 del mattino, io stavo attraversando la strada per andare al bar a fare colazione mentre i miei cari erano a casa”.

Il sindaco è stato contestato e colpito dal lancio di una pietra. Il terremoto a Cali ha alimentato tensioni sociali?