Oggi è il giorno dell’ultimo saluto a Livio Berruti. A Stroppiana, paese d’origine della famiglia, la chiesa parrocchiale di San Michele non è riuscita a contenere la numerosa folla che ha voluto rendere omaggio al campione olimpico dei 200 metri piani ai Giochi di Roma del 1960 e primatista mondiale della specialità dal 1960 al 1963, scomparso domenica 9 agosto all’età di 87 anni. Sul sagrato della chiesa sono state deposte due corone: una di rose e girasoli, firmata dal presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera, Stefano Mei, a nome di tutta l’atletica italiana; l’altra del gruppo sportivo Fiamme Oro della Polizia di Stato. «È un uomo che ha saputo vivere nella vita la realtà che ha incarnato nello sport», ha ricordato nell’omelia monsignor Stefano Bedello, vicario generale dell’Arcidiocesi di Vercelli, che ha voluto ricordare la figura umana e sportiva del campione. Monsignor Bedello ha poi effettuato un parallelismo tra «il “correre buono” di Livio e il rincorrere negativo nella vita di tutti i giorni. Livio ha combattuto una buona battaglia e terminato la corsa. Dobbiamo correre per un motivo grande e conservare la fede. Livio ci ha insegnato la lealtà e il rispetto per l’avversario». A salutare Livio Berruti, cittadino onorario di Stroppiana, c’erano anche tanti campioni dello sport, tra cui i fratelli Damilano e l’ex mezzofondista Franco Arese. Presente anche il mondo della politica, rappresentato dal vicepresidente della Provincia, Alessandro Montella, dal consigliere regionale Carlo Riva Vercellotti e dal vicesindaco di Vercelli, Domenico Sabatino. Tutti stretti in un lungo abbraccio alla moglie Silvia Balma. A rappresentare il mondo dello sport anche l’ex capo delle pagine sportive de La Stampa e amico della famiglia, Gianni Romeo.