Il direttore del Museo Leonardo ha l’ambizione di sfidare i due schieramenti e i cosiddetti poteri forti. Perché, dice, «la politica ormai non si fa più». In una campagna elettorale ricca di nomi, ma povera di contenuti, “il terzo incomodo” fa eccezione: tutte le proposte con le quali si candida Sindaco, equidistante da centrosinistra e centrodestra
Quando Massimiliano Lisa si è candidato sindaco di Milano, alla guida della lista civica Milano Libera, quasi tutti i commentatori hanno convenuto su due osservazioni. La prima: è utopico pensare di inserirsi nella competizione tra centrosinistra e centrodestra, definendosi equidistante. E questo in effetti è difficile da negare. La seconda: probabilmente lo fa per rivalsa verso l’amministrazione-Sala, con la quale ha in corso un contenzioso rispetto agli affitti del Museo Leonardo, che ha fondato e dirige. La vicenda ha preso una piega anche penale quando Lisa ha querelato Beppe Sala per diffamazione, ma ancora più significativi sono i suoi esposti sfociati in inchieste per corruzione e turbativa d’asta. Il sindaco ha parlato di «una parte della Procura che fa politica», riferendosi alla candidatura dell’ex pm Tiziana Siciliano, già titolare dell’inchiesta sull’urbanistica, che si propone come vicesindaco. Sulle sue motivazioni, Lisa è però piuttosto convincente.








