L’agroalimentare italiano si conferma leader in Europa nel 2026 con numeri che ribadiscono la centralità strategica della filiera per l’economia del Paese. Italia prima con il 16,9% del totale dell’Unione Europea, davanti a Spagna (16,5%), Francia (13,7%) e Germania (12,9%).
L’intero comparto agroalimentare italiano, inoltre, genera un valore aggiunto pari a circa 89 miliardi di euro suddiviso tra 46,6 miliardi di euro di agricoltura, silvicoltura e pesca, e 42,3 miliardi di euro riconducibili all’industria alimentare. È la fotografia sullo stato di salute attuale della filiera agroalimentare italiana emersa dal Report sull’Economia Agroalimentare dell’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di Bper Banca.
Sul fronte dell’export, nel 2025 si parla di oltre 72 miliardi di euro, in crescita del 5%, con Germania (11,2 miliardi), Francia (7,9 miliardi di euro) e Stati Uniti (7,4 miliardi di euro) tra i principali mercati di sbocco.
Le importazioni, superiori a 73 miliardi di euro e in aumento del 10,5%, sono in una fase di accelerazione ma determinano un deterioramento del saldo complessivo. Non si tratta di una perdita generalizzata di competitività della filiera, ma deriva dalla maggiore crescita dell’import agricolo di prodotti primari (+18%) sia destinati al consumo che a supporto dell’industria alimentare, che invece mantiene un saldo positivo.







