Tutto è cominciato con dei post che suggerivano l’apertura del confine tra Spagna e Marocco. Su Instagram, Facebook e TikTok gli utenti hanno condiviso la notizia e diffuso video che mostravano percorsi da fare a nuoto per raggiungere Ceuta.

A distanza di giorni dalla crisi, e mentre si parla di una fantomatica nuova emergenza a Ceuta il 15 agosto, emerge sempre più chiaramente il ruolo avuto dai social media nello spingere migliaia di persone a tentare l’attraversamento di una delle frontiere più militarizzate del mondo.

Le persone hanno cominciato a dirigersi verso Fnidq, la città marocchina più vicina all’enclave spagnola con autobus, treni e taxi, mentre gruppi online condividevano informazioni sui percorsi o addirittura sugli orari e la posizione delle guardie di frontiera.

Questo elemento, analizzato anche da inchieste e articoli giornalistici, mostra come i social media possano avere giocato un ruolo nella cosiddetta “guerra ibrida”, che usa le persone per ottenere degli obiettivi militari o politici. Per questo la commissaria europea per il digitale, Henna Virkkunen, ha chiesto alle piattaforme e alle autorità un monitoraggio più capillare e attento dei social media in casi come questo, anche se ancora non è chiaro chi possa essere stato a orchestrare questa crisi.