L'Unione europea ha chiamato un rapporto Meta e TikTok per rafforzare i controlli sui contenuti legati alla crisi migratoria di Ceuta. L'accordo prevede interventi più rapidi contro la disinformazione online, che avrebbe influito sulla rotta migratoria dello scorso 30 luglio, quando più di 70mila persone hanno attraversato il confine tra il Marocco e Ceuta.
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A innescare le partenze sarebbe stato un cortocircuito mediatico. Due giorni prima della mobilitazione, il quotidiano spagnolo El Faro de Ceuta aveva pubblicato su TikTok e Instagram un filmato che mostrava due giovani donne camminare per la città con indosso mute da sub e i capelli ancora bagnati. Il quotidiano lo aveva accompagnato con la scritta «Ceuta non ne può più». Dall'altra parte del confine, in Marocco, quelle immagini hanno avuto una risonanza ben diversa. Ritagliate e ripubblicate in arabo, sono sembrate un invito: le due donne sorridevano, facevano il segno della pace e il pollice in su, mentre camminavano liberamente per la città. Il filmato dava così l'impressione che raggiungere Ceuta fosse facile e senza ostacoli.
Il video ha fatto da detonatore a una narrazione ingannevole che circolava già da settimane sulla sentenza della Corte suprema spagnola. Secondo i contenuti diffusi online, la decisione dei giudici avrebbe permesso ai migranti arrivati illegalmente via mare di restare in Spagna. In realtà, la sentenza stabiliva che chi veniva intercettato in mare non poteva essere respinto immediatamente senza seguire le procedure previste dalla legge. I migranti, però, potevano comunque essere espulsi al termine del procedimento. Sui social la decisione è stata trasformata nell'idea di una frontiera aperta.










