di
Giovanna Maria Fagnani
Il manifesto campeggia in via Melchiorre Gioia, su uno degli edifici del cantiere di riqualificazione dell'ex Pirellino ed è parte di una campagna pubblicitaria mondiale
Un bimbo di circa due anni e quell'irresistibile sorriso di chi ha commesso un pasticcio. In questo caso, l'aver tuffato le manine nella pappa, per poi impiastricciare completamente il telefonino dei genitori. Accanto, la scritta «Tutto ok, è iPhone». Il manifesto pubblicitario di Apple, che campeggia in via Melchiorre Gioia, su uno degli edifici del cantiere di riqualificazione dell'ex Pirellino, è chiarissimo: iPhone saprà resistere a ben altro (e infatti, accanto, c'è la foto di una donna che lo utilizza sotto la pioggia e nella stessa campagna, diffusa in tutto il mondo, vi sono immagini di altre situazioni, sempre con lo stesso messaggio). Ma la foto, che accosta un bimbo così piccolo all'utilizzo del telefonino, è stata segnalata da una passante milanese all'Autorità Garante per i diritti dell'infanzia, Marina Terragni, che ha stigmatizzato l'iniziativa. E in queste ore sui social divampa il dibattito: pedagogisti (Alberto Pellai, Daniele Novara), scrittori, insegnanti (Enrico Galliano), medici, intervengono, stroncando la campagna di Apple. Cosa che, a livello internazionale, al momento non accade, se si eccettua un intervento molto critico, negli Usa, del National Catholic Register, ripreso da poche testate.










