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Gaia Piccardi

Jacobs si ferma dopo sessanta metri della finale per un fastidio all'adduttore, lo stesso che lo aveva fermato a Montecarlo: «Ci sono cose che non si possono controllare». Ma con Camossi guarda già al Mondiale 2027 in Cina e a Los Angeles 2028

DALLA NOSTRA INVIATABIRMINGHAM — Era tornato lo sprinter tagliato nel velluto, passi morbidi e lanciato senza grinze. Di nuovo bello ed efficace come il primo agosto 2021 a Tokyo, nella domenica olimpica che ha cambiato lo sport italiano, ancora sotto i 10", il crinale tra corsa veloce e un'altra disciplina. Fino alla semifinale dell'Europeo di Birmingham, sbranata in 10"08, passeggiando.

Poi l'ennesimo granello di polvere, forse fuoriuscito dalle acciaierie dell'antica capitale della rivoluzione industriale inglese, si è infilato tra Marcell Jacobs e la storia dell'atletica: doveva entrare nel rotary dei grandi sprinter del continente insieme a Valerij Borzov e Lindford Christie, anch'essi re di Olimpia nei 100, invece il motore si è spento dopo appena sessanta metri della finale europea dominata dal padrone di casa Glave (10"09) sul connazionale Azu (10"16) e sul tedesco Ansah (10"19). Tempi lenti su una pista rapida, il migliore con una maschera di delusione, imbucato alla festa degli inglesi; l'altro azzurro, Chituru Ali, in dissolvenza sullo sfondo (sesto in 10"34).