di Roberto Celante

Con la diffusione di un comunicato unitario, la strana coppia Meloni-Frederiksen (premier socialdemocratica danese) si propongono di dettare la linea all’Ue sulla gestione dell’immigrazione, con uno sguardo miope, perché antistorico. Non si vuol proporre una tesi fatalista e disfattista, come a dire: “non ci riuscì nemmeno l’Impero romano…” Chi governa, invece, ha il mandato per risolvere i problemi, così come per cogliere le opportunità. E nei flussi migratori ci sono sia rischi che opportunità.

Se vedere i rischi è abbastanza semplice e, alla bisogna, diventa anche una formidabile arma di distrazione di massa, vedere le opportunità, evidentemente, sembra non sia altrettanto facile. Sarà perché ci si limita a considerare il problema dell’immigrazione irregolare, che è reale e macroscopico nell’immediato, mentre i problemi che restano in ombra non si vedono, o si fa finta di non vederli, tanto casomai li affronterà qualcuno altro a suo tempo.

Un altro problema reale, infatti, ma che non attira più di tanto l’attenzione, è che siamo un continente a crescita demografica zero. L’Europa, nel 2100, avrà perso 50 milioni di abitanti e al contempo avrà sulle spalle dei lavoratori un numero di pensionati pari a un terzo della popolazione, con conseguenze pesantissime sul welfare. Da un lato, potrebbero venire a mancare i fondi per continuare a pagare le pensioni; dall’altro, l’assistenza sanitaria, sia ospedaliera che a domicilio che nelle Rsa, diventerebbe complicata da gestire e più onerosa.