D’accordo, Sigfrido Ranucci è vittima di quel cacciaballe di Valter Lavitola. Ma questo può annullare il fatto che per anni il conduttore di Report si è fatto prendere per il naso da un lestofante il quale, oltre a fargli credere che sarebbe potuto diventare il nuovo leader del campo largo, gli ha pure fatto mettere una bomba sotto casa al fine di accrescerne la popolarità?
Per difenderlo, sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio si è affrettato a riportare le parole del gip che ha disposto l’arresto di Lavitola, chiarendo che il giornalista e i suoi famigliari in questa faccenda sono parte lesa e che Ranucci è pure «vittima della manipolazione dell’indagato».
Ma un professionista dell’informazione che si prefigge di svelare segreti e menzogne attraverso il servizio pubblico può farsi manipolare da un pluripregiudicato, il quale non solo gli fa credere di avere davanti a sé un futuro politico, ma dopo l’attentato lo depista, al punto che insieme ripassano i punti deboli dell’accusa contro lo stesso Lavitola? Alla fine, perfino il direttore del Fatto è costretto ad ammettere che «certamente Ranucci è stato ingenuo».
Ranucci e il rapporto con Lavitola
Certo, può capitare di cadere preda di un imbroglione travestito da galantuomo, ma se davanti a te hai una persona che dell’imbroglio ha fatto un sistema di vita, che ha tradito gli amici, finendo indagato per estorsione, tangenti, associazione per delinquere e compravendita di senatori, non si può dire che tu, frequentandolo e confidandoti con lui, sia ingenuo, a meno di non ritenere che la vittima sia qualche cosa di molto di più che ingenuo. Non so come definire Ranucci: se incauto, temerario o autolesionista.















