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Giulio De Santis e Ilaria Sacchettoni
Sigfrido Ranucci confida di essere molto stanco dei continui attacchi. Per il gip secondo Lavitola «in previsione della futura candidatura tutto ciò che fa apparire Ranucci vittima di un sistema che contrasta inchieste "scomode" suscita condivisione e solidarietà, ossia consenso elettorale»
«Ieri notte sono stato con Ranucci due ore al telefono…Questo è il giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia». Così si sfoga Valter Lavitola, ex direttore dell’Avanti e imprenditore, da ieri in carcere con l’accusa di aver organizzato l’attentato all’amico e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, con Ivan (soggetto non identificato) poche ore dopo la perquisizione avuta lo scorso 4 luglio. La notte- come documentato nell’ordinanza d’arresto firmata dal gip Iole Moricca- l’ha appena trascorsa a parlare con Ranucci che, confida ad Ivan, «mi difenderà per una questione di reputazione. Sarà come con Berlusconi». E ancora in quelle ore calde, in cui pian piano gli frana la terra sotto i piedi, Lavitola non ha rinunciato per nulla alle sue ambizioni di far diventare Ranucci presidente del Consiglio: «Lo diventerebbe al 110 percento». Ma soprattutto Lavitola è a lui stesso che pensa: «Io da solo prenderei il 30 percento, senza partito, senza nulla».











