Valter Lavitola ha trascorso le sue due prime notti a Rebibbia non molto distante dalle celle dei tre della banda irpina che, per il tramite di Gomes Clesio Tavares, avrebbe spedito a piazzare la bomba sotto casa dell'amico Sigfrido Ranucci, a Pomezia, lo scorso 16 ottobre. Nel frattempo ieri, fuori dal carcere, iniziava la polemica tra il vicepremier Matteo Salvini e il conduttore di Report. E, più tardi, si riuniva il Comitato etico della Rai per accertare se il conduttore di Report abbia rispettato, nei suoi lunghi anni alla guida del programma, il codice etico aziendale.
Lo scontro «Io penso che gli italiani meritino chiarezza e fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti tra Ranucci e Lavitola io penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda», ha detto Salvini e, rispondendo a chi gli chiedeva se la trasmissione Report debba continuare ma senza Ranucci, il ministro ha risposto «si, ma non ce l'ho con lui. Ripeto, credo che coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura debbano prendersi una pausa». Poco dopo è arrivato l'allarme del conduttore via social: «Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione». A prendere le difese di Ranucci il suo avvocato, Roberto De Vita, che ha definito il conduttore «tre volte vittima di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico in un delirante teatro della follia (se i fatti verranno definitivamente accertati) e, in ultimo, con forse maggiore gravità di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture e insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell'attentato». Il comitato e la lettera Il Comitato Etico Rai deve esprimere un parere sulla vicenda che riguarda il conduttore di Report. I lavori saranno aggiornati alla luce dei nuovi elementi emersi dall'inchiesta della Procura di Roma, come le considerazioni del gip sull'inesistenza di un accordo tra il giornalista e Lavitola, e le conversazioni tra i due, contenenti i giudizi espressi da Ranucci nei confronti dell'Ad Giampaolo Rossi e la Rai e su altri colleghi. Ma anche in merito alla mail aziendale inviata a Ranucci dal direttore dell'Approfondimento Rai Paolo Corsini girata a Lavitola dal conduttore. La lettera, di metà maggio, contiene una critica alla scaletta della puntata successiva, incentrata sul presunto coinvolgimento del presidente del Senato Ignazio La Russa nelle vicende professionali del figlio. Nella missiva si legge: «Dedicare la gran parte delle puntate di un'intera stagione o la quasi totalità dei servizi di una singola puntata ad inchieste che hanno per oggetto - direttamente e indirettamente - sempre gli stessi soggetti politici, rischia di minare la credibilità del Servizio Pubblico». La relazione del Comitato dovrebbe essere trasmessa all'Ad, che farà poi le sue valutazioni in merito alla guida del programma. Non sarà avviato, invece, adesso l'audit interno anche se la Procura ha risposto alla richiesta della Rai sul via libera alla procedura affermando, sostanzialmente, che non c'è necessità di alcun assenso da parte dell'ufficio giudiziario in quanto si tratta di attività amministrativa interna all'azienda.Lavitola, inchiodato dalle indagini dei pm della Dda di Roma Edoardo De Santis e Carlo Villani, è finito in carcere due giorni fa e oggi comparirà davanti al gip Iole Moricca per l'interrogatorio di garanzia. Quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati sono andati a prenderlo nella sua abitazione del quartiere romano di Monteverde per portarlo in carcere, gli sono stati sequestrati un cellulare e un computer. Dispositivi che ora verranno analizzati, così come sta andando avanti l'esame sul materiale oggetto di sequestro lo scorso 4 luglio durante la perquisizione a suo carico, effettuata lo stesso giorno in cui sarebbe dovuto partire per l'Africa per raggiungere Tavares (ancora latitante).Ed è stata proprio l'analisi dei telefoni di Lavitola a incastrarlo, ma anche i dialoghi degli esecutori materiali dell'attentato - Pellegrino D'Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone - intercettati in carcere - e Marika De Filippis, ai domiciliari. Arrestati il 30 giugno scorso, già il 2 luglio, de Filippis, parlando con una donna, faceva intendere che c'era «un accordo tra esecutori e mandante» che prevedeva «il sostegno economico in caso di problemi giudiziari». Le accuse Ma, emerge dalle intercettazioni degli altri tre arrestati in carcere, tale sostegno sarebbe stato disatteso da Tavares e da Lavitola e il loro mancato arresto avrebbe contribuito a far infuriare i tre. «O' nir mi ha messo in mezzo alle tarantelle», dice D'Avino riferendosi a Tavares, costringendolo «a prendere la galera come uno scemo. Fare tutti i boss con il c... degli altri». Una conferma, per chi indaga, che sia stato il camerunense a ingaggiarli per conto di Lavitola. E, del presunto mandante, il giorno della diffusione della notizia della perquisizione, diceva: «Te la insegno io la legge a te e a quest'uomo di m... tanto a questo c'è scritto nome e cognome, è uscito». Mutone parla di Lavitola come «quell'altro da Salerno», «già arrestato pure per estorsione», «lo dovevano arrestare subito. Butta gli altri avanti e lui si prende i soldi». «Quello è meglio che non viene qua (in carcere, ndr)», aggiunge D'Avino. Alle 12.40 dell'8 luglio ascoltano il tg, il servizio li riguarda, parla dei sopralluoghi prima dell'attentato. Mutone esclama: «Sanno proprio tutto». E di Lavitola ancora in libertà dicono: «Tu che sei il mandante sei ancora a piede libero? Hanno i soldi, le amicizie, la politica». Mentre sul patto non rispettato: «Non abbiamo fatto gli scemi di quello. Fammi uscire da qua, poi ti faccio vedere come si ragiona, io vado a casa di quello, deve ridarmi i soldi». Ora si trovano tutti nello stesso carcere con Lavitola e, visto il tenore delle intercettazioni (ma anche l'interrogatorio previsto per oggi), è stato disposto il divieto di far avvicinare il presunto mandante agli esecutori materiali.











