Nel cortile del Palazzo Ducale di Tagliacozzo si è svolto un interessante incontro introdotto dall’avv. Donatella Amicucci con Luca Palamara, ex Presidente dell’Anm, membro del Csm, radiato dalla Magistratura e autore del libro Il Sistema. Potere, politica, affari: storia segreta della magistratura italiana.

Quel che emerge, a distanza di ormai diversi mesi, è la mancata accettazione da parte di una certa destra del risultato del referendum costituzionale in cui è stata bocciata la riforma della Magistratura. Va detto che è la terza volta che, a intervalli decennali, il corpo elettorale rifiuta importanti modifiche della Costituzione. Ci aveva provato Berlusconi nel 2006, Renzi nel 2016, ora ha fallito anche Meloni. Si può dire che si tratta di forze politiche del tutto assimilabili su determinate posizioni, in particolare sul vano tentativo di ripristinare un vago primato della politica sugli altri poteri. Basandosi sul nefasto precedente della riforma del Titolo V promossa nel 2001 dal centrosinistra, questi tre provvedimenti sono stati approvati dal Parlamento a maggioranza.

Questa debolezza fa il paio con un drastico calo di credibilità da parte della rappresentanza politica a livello locale, nazionale e purtroppo anche internazionale per quanto attiene al nostro decadente occidente “democratico”. Se a livello diplomatico un regime autoritario come quello russo esprime un Lavrov mentre l’Europa una Kallas e noi siamo ridotti a Tajani, credo ci sia un problema di selezione della classe dirigente. Non parlo del merito e delle posizioni assunte, mi fermo alle capacità argomentative, dialettiche, infine diplomatiche di chi assume un ruolo del genere. Se la maggiore potenza economica e militare del mondo passa da un Biden a Trump, forse è il caso di riconsiderare i meccanismi dei nostri sistemi democratici e ragionare sull’efficacia di alcuni regimi non democratici come quello cinese.