HomePesaroCronacaUn pesarese e il terremoto in Colombia: "Salvo perché appena fuori dall’epicentro"Enrico Andreani, 34 anni, è in vacanza a Medellin: "Si è alzato un forte vento, era il sisma e abbiamo visto le auto ballare. Resto qui"Enrico Andreani con la fidanzata Luz a Medellin, in ColombiaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguici"Sembrava solo una raffica di vento, ma era eterna, non finiva più e allora siamo scappati in strada. Era il terremoto". Enrico Andreani, 34 aanni, pesarese, figlio dell’ex commissario di Polizia Gabriele, da dieci giorni si trova in vacanza in Colombia ed è scampato al disastro: "In quel momento – racconta – ero con la mia ragazza al piano terra di una abitazione del quartiere di Robledo, in collina a Medellin. Mentre stavamo per uscire sembrava che stesse arrivando una folata di vento, che però non si interrompeva mai. Il proprietario di casa ci ha subito detto che era il terremoto e bisognava uscire subito dalla casa. Erano le 7,30 della mattina". Enrico ha quindi osservato la scossa dalla strada: "Non vedevamo i palazzi muoversi, ma si percepiva uno scricchiolio, mentre le auto, quelle sì ondeggiavamo paurosamente da destra a sinistra. Per fortuna eravamo in collina, appena fuori dalla zona dell’epicentro, e abbiamo aspettato che la scossa finisse. Poi io e la mia ragazza Luz abbiamo deciso di farci un giro e solo lì abbiamo capito la gravità del sisma. Mentre camminavamo giù per la collina, qui infatti l’autobus non passa e le strade sono parecchio strette, vedevamo tantissime persone fuori dai palazzi e dalle case, dall’ospedale e dal centro commerciale. Tutti aspettavano il segnale per potere rientrare. Sono rimasti fuori per almeno un’ora. Le scosse si sono ripetute trenta, quaranta volte, riducendosi piano piano. Abbiamo fatto colazione e arrivavano i primi racconti: una trentina di palazzi in una zona della città di Pereira erano stati distrutti. Una nostra amica che abita in Germania ha lì la sua famiglia. Era molto preoccupata perché non riusciva ad entrare in contatto con i suoi genitori e aveva chiamato noi per chiederci se riuscivamo a chiamare parenti. Siamo riusciti a telefonare a qualcuno che abitava nel blocco di casa della sua famiglia e ci hanno raccontato che quella zona era completamente distrutta e che decine di famiglie erano senza casa. I genitori di Natalia, la nostra amica, si sono salvati perché si trovavano in una casa in campagna e sono tuttora lì perché la loro abitazione in città non esiste più. Durante la giornata la televisione mostrava scene con morti, oltre un centinaio, e feriti. Guardando come sono fatte le case qui, ho avuto la sensazione che un terremoto poteva creare danni seri".