HomeModenaCronacaMorta nella Rsa, chiesto processo per infermieraAttraverso una siringa, avrebbe iniettato aria nel catetere venoso di una paziente affetta da Sla, allo stadio terminale, provocando...Attraverso una siringa, avrebbe iniettato aria nel catetere venoso di una paziente affetta da Sla, allo stadio terminale, provocando...Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciAttraverso una siringa, avrebbe iniettato aria nel catetere venoso di una paziente affetta da Sla, allo stadio terminale, provocando un’embolia e quindi il decesso. La terribile ‘manovra’ dell’infermiera era stata però notata da due Oss che, sorpendendola nell’atto di iniettare l’aria, avevano denunciato l’accaduto alla direzione della struttura sanitaria. La procura di Modena ha chiesto ora il rinvio a giudizio per l’indagata: una infermiera 50enne accusata di omicidio pluriaggravato, falso e abuso della professione medica. L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 21 gennaio: se la donna sarà rinviata a giudizio, sarà giudicata dinanzi alla Corte d’Assise e rischia la condanna all’ergastolo.

La vicenda risale al 31 maggio del 2024 nella Rsa privata di Formigine. E’ in quella data, infatti, che due operatori socio sanitari avrebbero sorpreso l’infermiera proprio nel momento in cui inoculava aria nel catetere venoso della presunta vittima, successivamente deceduta. Secondo l’autopsia, il decesso della 62enne fu causato da un arresto cardiocircolatorio. Subito erano scattate le indagini dei carabinieri e, successivamente, l’indagata era stata sottoposta ad una misura interdittiva. Dinanzi ai giudici di Bologna, in sede di interrogatorio l’indagata aveva negato ogni addebito, sostenendo di essere stata sorpresa mentre, in realtà, era intenta ad effettuare la pulizia del catetere della paziente. L’interrogatorio era avvenuto a Bologna e non a Modena poichè la sanitaria risultava all’epoca dei fatti indagata per lo stesso reato commesso, secondo le accuse in una struttura felsinea ma il fascicolo è stato nel frattempo archiviato in assenza di elementi utili a supportare l’accusa in giudizio. La donna aveva infatti prestato servizio negli anni precedenti in altre strutture da dove pare fosse stata allontanata a seguito di comportamenti sospetti e modifiche alle cartelle cliniche.