CONEGLIANO Gli episodi denunciati dalla studentessa 17enne e che la Procura contestava al professore erano tre: aver, in un'occasione, appoggiato la mano su un fianco della ragazza fino a farla scivolare fino al sedere. Aver, in un'altra occasione, infilato la mano sotto la maglietta della giovane, all'altezza della spalla, e averla poi fatta scendere lungo la schiena. E infine, in un ultimo caso, la contestazione era quella di aver avvicinato l'allieva, mentre erano in una classe della scuola adibita a teatro, cingendole la vita e facendole poi scivolare la mano sulla coscia di lei.
È con queste accuse che l'insegnante di un istituto tecnico di Conegliano è finito alla sbarra al tribunale di Treviso con l'accusa di violenza sessuale aggravata, dopo la denuncia, appunto, di una sua studentessa. L'uomo è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione (con sospensione condizionale della pena). I giudici lo hanno ritenuto responsabile solo di uno dei tre episodi che la Procura gli addebitava (il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a quattro anni). All'insegnante (difeso dagli avvocati Roberto Miotto e Alvise Tommaseo Ponzetta) sono state anche riconosciute le attuanti generiche in prevalenza rispetto alle aggravanti. Straniero condannato per furti nelle case, tolto il permesso di soggiorno. «Sono in Italia da 20 anni, ho tre figli e ora sono cambiato»: ma per i giudici è pericoloso La vicenda I fatti denunciati risalgono al periodo tra ottobre e dicembre 2021. A presentare querela è stata, come detto, una giovane studentessa oggi 22enne ma all'epoca minorenne, che si è costituita parte civile a processo con l'avvocato Alessandra Rech. A far scattare la denuncia della ragazza erano stati degli atteggiamenti del suo professore. Che la ragazza non ha avuto dubbi nel classificare come vere e proprie molestie. L'insegnante, peraltro, è stato anche bersaglio di un provvedimento di censura dell'ufficio scolastico, nonostante abbia sempre respinto ogni accusa. I giudici, però, lo hanno assolto solo per due dei tre capi d'accusa (ritenendo che «il fatto non sussiste»). Per il terzo, invece, è stato condannato a sedici mesi di reclusione (pena sospesa). La Procura gli contestava l'ipotesi di reato di violenza sessuale aggravata per aver costretto la studentessa a subire molestie fisiche, approfittandosi delle sue condizioni di inferiorità psichica: non solo perché minorenne, ma soprattutto in quanto sua alunna.






