Quando Vladimir Putin scende dalla sua limousine per improvvisare un incontro con i passanti, si capisce che in questo evento non c’è nulla di casuale: il tabellone con i prezzi del vicino distributore di benzina si spegne. L’episodio è accaduto ieri a Novosibirsk, ma l’arrivo del presidente – che ultimamente viaggia prevalentemente in Siberia, lontano dalle traiettorie dei droni ucraini – nei giorni scorsi aveva già fatto miracolosamente scendere i prezzi ai distributori di Irkutsk e Krasnoyarsk. La regola della cremlinologia secondo la quale il presidente fa i bagni di folla solo quando sta passando un brutto momento è stata dunque confermata. La crisi della benzina è riesplosa con nuova forza, e ieri gli abitanti di Sochi sono stati invitati ad «astenersi dall’usare i mezzi privati e utilizzare i trasporti pubblici». Nel pieno della stagione delle vacanze, nella capitale del turismo russo le code ai distributori si allungano per chilometri, con pattuglie di cosacchi inviate a mantenere l’ordine tra i giocatori esasperati da ore di attesa. Anche il governatore della regione di Lipetsk Igor Artamonov ha proposto ai suoi concittadini di «rinunciare al pieno», e ha ammesso che la situazione non migliorerà a breve: «Inutile addolcire questa pillola amara».
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