Zelensky è ora spavaldo con Trump, ironizza sull'insicurezza dei cieli di Mosca, afferma che "nessuna raffineria russa è irraggiungibile", negozia fra pari con gli alleati. Una produzione di massa miracolosa, passata da poche migliaia di unità a un target di 7 milioni di droni l'anno, pronta all'export in mezzo mondo. Sta cambiando la storia del conflitto e forse anche il modo stesso di fare la guerra, con offensive mirate, altamente distruttive ma non cruente

Sciami sulle raffinerie, sui depositi di barili, sui terminal petroliferi. Da mesi la Russia si sveglia quasi ogni giorno con la stessa scena, “attacco di droni ucraini”. L’ultimo in ordine di tempo è quello sull'impianto di Ilsky, nel territorio di Krasnodar, e sul porto di Taganrog, nel Mar d'Azov. Incursioni tanto numerose e frequenti da offrire a Volodymyr Zelensky la ghiotta occasione di fare lo spavaldo davanti a Donald Trump: "Quando vado a Mosca? È pericoloso, il cielo è pieno di droni ucraini", ha risposto scherzando con il presidente americano al vertice Nato.