Fra cambi di fase, nuove tecnologie che si fanno sempre più fondamentali sul terreno di battaglia, difficoltà che insorgono in vari campi necessari a sostenere lo sforzo bellico, la scorsa notte nei cieli russo e ucraino sembra indicare una sostanziale e tuttavia perdurante simmetria nel conflitto: da un lato e dall’altro, attacchi con droni e relative intercettazioni.
STANDO AI DATI delle forze armate di Kiev, Mosca avrebbe lanciato su diversi obiettivi 137 ordigni – 114 dei quali bloccati delle difese aeree. Altri colpi sono arrivati da artiglieria e bombe. In particolare i media locali hanno parlato di vittime civili in un villaggio nel distretto amministrativo di Kramatorsk (oblast di Donetsk), dove ha preso fuoco un edificio residenziale, così come nella regione di Karkhiv (nord-est), dove è stata centrata un’autovettura.
Durante il pomeriggio, invece, ci sono stati almeno un morto e decine di feriti nel centro della città di Zaporizhzhia.
Ma l’Ucraina rivendica grandi capacità di contrattacco, soprattutto su raffinerie e canali di trasporto del settore petrolifero russo. Sono circa quattro giorni che vengono segnalati ripetuti danneggiamenti a porti e imbarcazioni della “flotta ombra” che trasporta il greggio sanzionato di Mosca nel Mar Nero e Mar d’Azov: ieri ancora sarebbero state dodici le navi raggiunte dagli ordigni di Kiev, in una serie di colpi andati a segno che potrebbe compromettere significativamente i movimenti dell’avversario nell’area e aumentare la scarsità di carburante di cui già soffre la penisola di Crimea.






