Da oltre trent’anni è una presenza che resiste a denunce, controlli e ordinanze. A Ponte Riccio, quartiere alla periferia di Giugliano, il fenomeno della prostituzione in strada continua a essere una realtà quotidiana. E ancora una volta a riportare l’attenzione sulla situazione è il parroco della chiesa di San Matteo, don Massimo Condidorio, che torna a chiedere un intervento concreto da parte delle istituzioni. Il problema, racconta il sacerdote, è sotto gli occhi di tutti. Basta percorrere le strade della zona per imbattersi nella presenza di donne che si prostituiscono e di clienti che si fermano lungo la carreggiata. Una situazione che, secondo il parroco, finisce inevitabilmente per coinvolgere chi in quel quartiere vive, lavora e, soprattutto, le famiglie della comunità parrocchiale. «Da oltre trent’anni, a Ponte Riccio, la prostituzione in strada continua ad essere una presenza quotidiana», denuncia don Condidorio.

Nuovi collegamenti con autobus Eav tra Vico Equense ed il monte FaitoUna frase che fotografa la difficoltà di una zona nella quale il fenomeno non è mai stato realmente debellato, nonostante negli anni ci sia stato qualche intervento spot. «Mentre si parla, si promette e si rimanda - dice il sacerdote - le famiglie della nostra parrocchia sono costrette ogni giorno a vedere questo scempio semplicemente percorrendo le strade del quartiere». L’ordinanza Il tema era già finito al centro dell’attenzione due anni fa. Proprio don Condidorio aveva lanciato un allarme sulla presenza delle prostitute nelle vicinanze della chiesa, raccontando anche come alcune famiglie avessero chiesto il nulla osta per il catechismo dei figli a causa delle scene alle quali potevano assistere lungo il tragitto. La denuncia aveva portato il Comune ad adottare un’ordinanza. Il provvedimento prevedeva multe da 500 euro per chi fosse stato sorpreso a contattare le prostitute o a contrattare prestazioni sessuali sulla pubblica via. Per alcune settimane erano partiti controlli da parte delle forze dell’ordine, con alcuni clienti sanzionati. Un argine che, però, si è rivelato temporaneo. L’ordinanza era infatti valida da agosto a dicembre 2024 e, una volta scaduta, il fenomeno è tornato a mostrarsi con la stessa evidenza. «Non vogliamo puntare il dito contro nessuno - sottolinea don Condidorio -. Vogliamo però porre una domanda alle istituzioni: fino a quando? Qui nessuno ci ascolta». Il sacerdote chiede che il fenomeno venga affrontato in maniera strutturale, senza limitarsi a interventi sporadici. Ponte Riccio è un quartiere che ha numerosi problemi atavici come gli sversamenti illeciti di rifiuti, i miasmi, roghi tossici e due campi rom. E il fatto che alcune delle situazioni segnalate si verifichino nelle vicinanze della parrocchia rende ancora più forte la preoccupazione della comunità. Quest’anno alcune famiglie hanno rinunciato al gruppo estivo proprio per la presenza di prostitute nonché per il degrado ambientale che circonda la zona nonostante il parroco con i volontari ogni settimana ripulisca l’area da rifiuti di ogni genere. «Dopo più di trent’anni non è accettabile che questa situazione venga considerata normale», insiste il parroco. «È urgente intervenire con una adeguata illuminazione e videosorveglianza che possano contrastare situazioni di degrado, illegalità e sfruttamento». L’appello Don Condidorio ribadisce di non voler trasformare la denuncia in una battaglia contro le donne che si prostituiscono, ma di voler porre l’accento sulle condizioni di degrado e sulle conseguenze che questa situazione produce sulla comunità. «Le famiglie meritano rispetto. I nostri bambini meritano di crescere in un ambiente dignitoso», afferma il sacerdote. E proprio i bambini sono al centro del nuovo appello. La richiesta è che non debbano essere costretti ad assistere a scene legate alla prostituzione semplicemente perché attraversano le strade del proprio quartiere o si recano in parrocchia, che è una vera e propria isola felice. «È il momento di affrontare seriamente il problema e di trovare soluzioni concrete», conclude don Condidorio. «Non possiamo più voltarci dall’altra parte».