di

Marco Bonarrigo

Gimbo si qualifica insieme agli altri tre azzurri ma spiega: «Se salterò così in finale vorrà dire che non ha avuto senso venire qua. Io sto benissimo ma per una finale decente serve altro»

I 2,15 metri facendo tremare appena l’asticella, i 2,19 superati nettamente al primo tentativo, i 2,23 con autorevolezza al secondo. La paura è passata, Gimbo Tamberi nella mattinata di martedì è entrato nella finale europea del salto in alto, portandosi dietro tutti gli altri tre azzurri, Matteo Sioli, il più quotato di tutti e anche lui oltre i 2,23 (quota a cui si è fermata la gara), ma anche Edoardo Stronati e Christian Falocchi che si erano fermati a 2,19 e sono stati ripescati in una finale a tredici. La corsa di Gimbo verso un possibile quarto titolo europeo - ma la concorrenza è temibile - è cominciata. A fine qualificazione Tamberi ha festeggiato abbracciando la figlia a bordo pista.

Dopo la qualificazione Gimbo però è tutto meno che ottimista o soddisfatto. «E’ andata molto male, purtroppo - spiega - ma poteva andare anche molto peggio. Onestamente speravo in salti completamente diversi, che l'obiettivo era andare in finale sapevo che avrei avuto delle difficoltà non avevo dubbi che avrei avuto delle difficoltà perché ce l'ho sempre avute e figuriamoci in un momento difficile come questo. Però speravo di fare i salti diversi, di non dover tirar fuori quella cattiveria per fare 2,23 metri toccando l’asticella alla seconda prova. Se salterò così in finale vorrà dire che non ha avuto senso venire qua. Io sto benissimo ma per una finale decente serve altro».