Il magma continua a scorrere sotto la valle del Bove e ad aprire nuove fessure. La più bassa la notte scorsa a quota 1900 metri, un'altra nella mattinata di oggi, 11 agosto, poco più su, a quota 2.090 metri sul livello del mare. Entrambe nei pressi dei Monte Simone, sul versante orientale dell'Etna. Sono rispettivamente la terza e la quarta da quando il vulcano ha iniziato questa nuova intensa fase eruttiva. Nel frattempo il cratere Voragine non accenna a diminuire l'intensità della sua attività esplosiva, con una colonna di cenere che stamattina ha raggiunto diversi chilometri di altezza ed è sempre spinta dai venti in direzione Sud, Sud-Est.
Risultato? L'aeroporto Fontanarossa di Catania per il terzo giorno consecutivo ha dovuto sospendere quasi del tutto le attività: stop totale dei voli in arrivo fino alle 19, qualche speranza per le partenze, comunque molto a singhiozzo e in larga parte compromesse dal mancato atterraggio dei velivoli. Basti pensare che stamattina, nella fascia oraria tra le 8 e le 12, su 36 voli in programma ne sono partiti soltanto due: uno per Milano Malpensa e uno per Roma Fiumicino.
L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha ormai sempre più di frequente il proprio personale sul fronte lavico per eseguire rilievi. È fondamentale quantificare il tasso effusivo delle nuove bocche, perché l'altitudine a cui si sono aperte comincia a destare qualche preoccupazione. Se le colate dovessero essere fortemente alimentate per più giorni, lo scenario di un trabocco dal lato Est della Valle del Bove non è più escluso. Al momento, tuttavia e per fortuna, il tasso effusivo è «basso». «Non ci sono rischi immediati - spiega Stefano Branca, direttore del dipartimento Vulcani dell'Ingv - stiamo svolgendo nuove analisi per avere più informazioni possibili in tal senso».












