Un capolavoro da venti milioni di euro, tre persone che ne rivendicano la proprietà l’una contro le altre, e la sensazione sempre più netta che comunque vada quel quadro non lo vedrà mai più nessuno. È la bagarre di Wine of Babylon, il Basquiat di Vittorio Cecchi Gori, attorno a cui nelle ultime ore si sono materializzati tutti e tre i contendenti — Cecchi Gori appunto, l’ex moglie Rita Rusic e l’avvocato Giovanni Nappi — ciascuno a spiegare perché il quadro sia suo e solo suo. Insomma, il quadro si complica.
Riavvolgendo il nastro: Wine of Babylon è un Basquiat del 1984, comprato da Cecchi Gori a New York nel 1998 per 330mila dollari. Sparisce durante la lunga guerra di separazione con Rusic — lui la denuncia per essersene appropriata, ma nel 2014 il tribunale penale di Roma la assolve: tra coniugi separati il fatto non è reato. Nel 2010, prima ancora di quell’assoluzione, Cecchi Gori — travolto dai debiti — cede l’opera al suo avvocato storico, Nappi, per saldare due milioni di euro di parcelle mai pagate. Da lì partono quindici anni di cause su due continenti, mentre il quadro resta introvabile. Nel 2024 Nappi mette una taglia da un milione di dollari per chi lo faccia ritrovare. Pochi giorni fa arriva la notizia: il quadro è riemerso, sarebbe stato tenuto in un deposito americano — secondo i nostri riscontri a Miami, non a Los Angeles come scritto altrove — e, per quanto risulta, sarebbe già stato rivenduto a un acquirente straniero.






