Il primo indizio arriva da La Foce, agli Incontri in Terra di Siena. Siamo nel Paese “dove ‘l sì suona”, ma tra il pubblico del festival prevalgono l’inglese e il tedesco. È un dettaglio che racconta meglio di molte statistiche come la Val d’Orcia, e più in generale il Senese, siano diventati un polo d’attrazione per una comunità internazionale di imprenditori, investitori e high-net-worth individuals.
Ed è proprio questo il punto. La Val d’Orcia non propone semplicemente un paesaggio da cartolina, per quanto viverla sia come stare dentro un quadro. Ha costruito, nel tempo, un ecosistema in cui l’enogastronomia e l’offerta culturale complessiva, dal patrimonio storico, al paesaggio, musica, formazione e grandi festival, rappresentano le due vere leve di attrazione del territorio.
Le storie romantiche non mancano. C’è quella dell’anglo-americana Iris Origo, nata Cutting, dunque appartenente a una delle più facoltose famiglie cosmopolite dell’epoca. Anglo-americana lei, italianissimo e marchese il marito Antonio, restaurarono il complesso de La Foce, affidando all’architetto inglese Cecil Pinsent la progettazione dei giardini. Per intenderci, la celebre doppia «S» di cipressi, tra i simboli della Toscana, nasce proprio da un suo disegno su commissione di Iris, cresciuta tra lord inglesi, artisti e governanti svizzere, francesi e tedesche. In una parola: coltissima, come testimoniano i suoi libri. Oggi meta dei pellegrini della Bellezza, La Foce fu il progetto di una vita avviato nel 1924 dai coniugi Origo.







