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La Calabria è un balcone spalancato sul Mediterraneo. Una terra sospesa tra due mari, con 789 chilometri di costa che cambiano volto a ogni curva: scogliere che precipitano nell’acqua, calette nascoste, spiagge larghe e distese di sabbia dove il blu del mare sembra confondersi con quello del cielo. È una bellezza antica, quasi ostinata, che negli anni ha fatto della costa una delle immagini più riconoscibili del Sud.
Ma è proprio davanti a questo spettacolo che, ogni estate, tornano le preoccupazioni davanti a un mare che cambia pelle. Cambia il colore, cambia la temperatura, cambiano gli equilibri di un ecosistema sottoposto alla pressione del clima e, soprattutto, all’impatto delle attività umane. La sua temperatura sale e le acque si riempiono di pustole brune che galleggiano e s’ingrossano seguendo la corrente e lasciando spazio alla preoccupazione.
È accaduto anche domenica, quando le immagini della schiuma affiorata in alcuni tratti della costa tirrenica calabrese hanno iniziato a correre sui social, accompagnate da messaggi paura di residenti e vacanzieri. Fotografie, commenti, interrogativi. Il mare è stato osservato non più soltanto come paesaggio, ma come qualcosa da cui difendersi.








